Storia degli Startup Studios: dagli albori ad oggi.

History of Startup Studios

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno degli Startup Studios, dopo aver fatto una breve ma esaustiva panoramica di che cos’è uno Studio, quali sono i suoi nomi e come opera veniamo a un po’ di storia.

Sarà un viaggio dalla nascita del movimento fino ai giorni nostri, potrai capire come e quando è nato il primo Startup Studio ma soprattutto in questo articolo vedrai quanto sia strutturato questo modello di business.

Ti sei perso lo scorso articolo? Puoi recuperarlo da qui.

Partiamo?

Un po' di storia sugli Startup Studios, senza esagerare.

Come molte storie moderne ha a che fare con la tecnologia (e coi soldi) e parte da Oltreoceano, dagli USA.

Fino alla metà agli anni ‘90 l’unico metodo utilizzato per costruire startup era il metodo ACDCAlla Cazzo di Cane, just kidding 🙂 e, come puoi immaginare, non portava grandi risultati. Vuoi alcuni dati? Eccoli:

  1. Solo l’1% delle startups create riusciva ad arrivare incolume ad un round di Serie A
  2. Meno del 10% di esse riusciva a generare profitto reale per gli investitori che inizialmente avevano fornito liquidità

Un bel guaio vero?

Un americano di nome Bill Gross (di cui abbiamo già parlato nello scorso articolo) CEO di Knowledge Adventures si accorse che le cose non funzionavano come dovevano. Bill era dotato di una forte creatività e zelo imprenditoriale e si interrogò su una questione molto importante: perché le aziende falliscono?

Perché un’idea non basta per sfondare e fare successo, bensì servono diversi fattori che concorrono per il vero successo di un progetto come: team competenti, processi consolidati ed efficaci, know-how definiti, capacità di recuperare fondi e di ingaggiare investitori

Per far sì che un’idea diventi davvero un’azienda di successo è necessario che tutti questi fattori siano presenti. Concetto che ha anche ripetuto durante il suo TEDtalk del 2015.

E basandosi su questo ragionamento ha creato nel 1996 Idealab, il primo e vero Startup Studio al mondo nel quale le idee generate si trasformano in startup di successo grazie a tutti quei fattori che caratterizzano il modello dello Studio. 

L’Europa non è rimasta a guardare e infatti a Londra dopo poco è nata Blenheim Chalcot il quale riprendeva il modello e il concetto nato negli States.

La prima wave di Studios

I tempi non erano maturi, il modello del Venture-Builder (sinonimo di Startup Studio) era un modello ancora sconosciuto nell’ecosistema “Startupparo” che segue il “modello” ACDC di cui oggi si vedendo i limiti.

I primi Startup Studios erano a tutti gli effetti mosche bianche, infatti dalla fondazione del primo Studio alla prima vera e propria generazione che ne vedrà nascere di nuovi passarono ben 10 anni. 

In quei 10 anni ci fu l’esplosione delle dotcom e la successiva recessione diede una battuta d’arresto a tutto il tessuto imprenditoriale americano (e mondiale). Sorprendentemente gli Studios non soffrirono questo brusco arresto e continuarono a prosperare. La recessione pareva non averli toccati.

Un primo importante segnale della loro efficacia.

La seconda wave nella storia degli Startup Studios

La seconda wave ci fu dopo quei 10 anni turbolenti. I protagonisti principali di questa wave sono sicuramente Betaworks e Rocket Internet.

A Rocket Internet si deve l’approccio “go fast and break things” ma soprattutto l’importazione dagli States del modello degli Studios. Non da meno, Rocket ha sdoganato il copycat* con il quale hanno creato Zalando.

L’approccio che invece utilizza Betaworks è sviluppare idee native e mai sperimentate da nessun’altro, infatti ha sfornato aziende come: Bitly, Giphy, Tumbler e Chartbeat; mica noccioline.

Ma questo è solo l’inizio, qualche anno dopo il modello degli Startup Studio sarebbe letteralmente esploso.

*Il copycat significa letteralmente “copione”, nel mondo imprenditoriale significa “copiare” il modello di business di un’altra azienda migliorandolo o variandolo in parte.

La terza wave

L’anno di consacrazione degli Studios è il 2011, incoraggiati dal successo dei cosiddetti Patriarchi diverse realtà cominciano a nascere e ad adottare questo modello.

La Seconda Generazione si appoggiò a processi consolidati, una maggiore predisposizione degli investitori e su case studies già comprovati. Tale wave è composta da Studios come Science (creatori di Dollar Shave Club), eFounders e Atomic.

Insomma, anche qui parliamo di pesi massimi, di veri e propri mostri sacri. Il modello del Venture-Builder era già più solido e validato, e infatti questi Studios hanno trovato la strada spianata.

Gli Studios della Terza Wave hanno potuto cavalcare la scia di successo dei precedenti utilizzando e affinando un modello che aveva già dimostrato la sua validità perché in grado di produrre Startup di successo in grado di conquistare il mercato. E soprattutto il metodo ha dato prova di essere in grado di ridurre il tasso di fallimento delle iniziative in modo significativo.

Come detto prima, anche gli investitori data la bontà del progetto erano più inclini a investirci, ad esempio, il primo finanziamento per lanciare Atomic ammontava a 20 milioni di dollari, diventati poi 150 nel successivo round di investimento e nel 2019 ha creato un terzo fondo di investimento.

storia degli startup studio: le waves

L'ultima Wave nella storia degli Startup Studio?

Arriviamo ai giorni nostri.

Sempre più Studios, più o meno grandi, stanno nascendo nel mondo importando questo modo di operare nel proprio tessuto dei propri paesi ispirati dall’alto potenziale.

Ma facciamo alcuni nomi degli Studios di questa Terza Generazione: PSL, Expa, Human Ventures e, ovviamente, Mamazen.

Costruire startup come fa un Venture-Builder ormai è un modello validato, a riprova di ciò ecco alcuni dati utili:

  • L’Exit Rate medio delle startup create in seno a uno Studio si assesta al 30% ma può raggiungere addirittura il 50%
  • Il tasso interno di rendimento – IRR – medio per uno Studio è del 53%, per una startup tradizionale è invece solo del 21.3%.
  • Solo 1 startup su 4 generata da uno Studio fallisce al contrario di quelle create al di fuori il cui rapporto è invece 9 su 10.

Diverse startup nate dagli Studios hanno avuto grande successo come ad esempio Picasa (comprata da Google), Medium, Spendesk, Solarisbank e tante altre.

Molte sono arrivate anche ad una IPO, una delle ultime è Coinbase, nata dentro Idealab e quotata pochi giorni fa al NASDAQ o Overture, acquisita da Yahoo!.

L’efficacia del processo di generazione e validazione è più che comprovata. Le startup vengono costruite più velocemente e con processi solidi e testati più e più volte e, cosa non da poco, hanno un tasso di fallimento decisamente inferiore a quelle create al di fuori di queste entità.

Imprenditori, investitori, amanti dell’innovazione e geeks si stanno cimentando nella creazione di Studios. Anche in Italia stanno nascendo, anno dopo anno, nuovi Startup Studio.

Noi, dal canto nostro, possiamo dire di essere stati i primi in Italia a parlare di questo modello e a mettere le basi per i futuri Studios nel lontano 2017, l’anno di fondazione del nostro Dojo.

Nel nostro prossimo articolo sugli Startup Studios.

Ma ora facciamo il punto di quello che abbiamo scritto fino ad ora: abbiamo esposto che cos’è uno Studio e con quali nomi viene chiamato e ora un piccolo excursus sulla storia degli Startup Studios.

Il prossimo articolo tratterà dei vari tipi di Studio che ci possono essere perché sì, uno Studio è sempre uno Studio ma essi possono assumere sfumature e funzioni diverse.

Share this post

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email